Dott. Valerio Storti
Osteopata DO mROI – Registro degli Osteopati d'Italia, tessera n. 3720
Cell: +39 333 492 6103
Email: v.storti87@gmail.com
Diploma in Osteopatia presso SOMA – Istituto Osteopatia Milano.
Dal 2018 osteopata volontario con MANIma ODV in ambito neonatale e pediatrico.
Docente di Anatomia, Anatomia funzionale, Anatomia palpatoria e Patologia presso la Kern School (2019–2023).
Mi sono diplomato in osteopatia nel 2017 con una tesi sull'affidabilità palpatoria della disfunzione somatica, cioè su quanto spesso due osteopati che esaminano la stessa persona arrivino alle stesse conclusioni. Lo studio è stato premiato come miglior poster alla 5th International Conference of Osteopathic Medicine (2018). Da quel lavoro mi è rimasta un'abitudine che porto in ogni seduta: tenere distinto ciò che sentono le mie mani da ciò che il paziente vive e racconta.
Con MANIma lavoro in équipe con neonati prematuri e con bambini che hanno patologie neurologiche complesse o disturbi del neurosviluppo, e ho svolto un tirocinio osservazionale nella Terapia Intensiva Neonatale dell'Ospedale Filippo del Ponte di Varese. Ho seguito come relatore tesi in osteopatia presso SOMA.
Continuo a formarmi sull'anatomia funzionale, tra gli altri con Frank Willard. Approfondisco soprattutto il sistema nervoso autonomo, il dolore persistente e la relazione terapeutica.
Campi di intervento
- Dolore che persiste o ritorna nel tempo, anche quando gli esami non mostrano nulla che lo spieghi: lombalgia, cervicalgia, dorsalgia
- Cefalea di tipo tensivo e tensioni del collo
- Disturbi dell'articolazione temporo-mandibolare, in collaborazione con odontoiatri
- Persone con condizioni croniche che vogliono mantenere mobilità e qualità del movimento
- Neonati, anche prematuri, e bambini con patologie neurologiche complesse o disturbi del neurosviluppo, in dialogo con le altre figure che li seguono
Come lavoro
La prima seduta comincia dal racconto: cosa è successo, da quando, cosa è cambiato nella vita di tutti i giorni. Poi osservo come la persona si muove e cerco con le mani le zone in cui il corpo sembra aver perso libertà.
Il mio trattamento è prevalentemente dolce. Il contatto è lento e sostenuto, a volte quasi fermo: seguo come i tessuti rispondono invece di imporre un movimento. Non cerco un assetto "corretto" da ripristinare. Cerco di sostenere la capacità di adattamento del corpo, la sua possibilità di modificarsi in risposta a ciò che sta vivendo. Per questo una seduta è spesso più silenziosa di quanto ci si aspetti. E il risultato non lo misuro solo sul sintomo, ma su ciò che cambia nella vita di tutti i giorni: come la persona cammina, come dorme, come cambiano le attività quotidiane che prima pesavano.